Regione Autonoma Friuli Venezia Giulia
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L'emigrazione regionale: un fenomeno antico

Fotografia storica immigrazione
Da MICHELE BERNARDON, Terrazzieri Friulani in Nord America, Maniago (Pordenone), Grafiche Mazzoli, 2004, p. 1.

Le origini dell'emigrazione regionale si fanno risalire ad un lontano passato. Le prime testimonianze storiche di una considerevole emigrazione stagionale dalla Carnia verso le aree germaniche risalgono alla metà del Cinquecento e sono ricorrenti nelle fonti di tutto il Seicento.

Fotografia storica della crama carnica

II fenomeno migratorio si estende ad altre parti della regione ed assume maggiori proporzioni nella seconda metà del Settecento, per l'effetto concomitante della crisi economica della Repubblica di Venezia e dello sviluppo dell'Austria teresiana. I flussi si dirigono dal Friuli veneto a quello austriaco, a Trieste ed all'Istria. Con il passaggio della regione al dominio austriaco nel 1797 si incrementa l'emigrazione friulana verso i paesi imperiali. Nella prima metà dell'Ottocento non mancano gli spostamenti di lavoratori verso altre regioni del Nord Italia, quali Veneto e Lombardia, dove l'industria comincia a prendere l'avvio.

L'annessione del Friuli all'Italia nel 1866 crea un nuovo quadro giuridico e statistico, che consente le prime valutazioni quantitative di un fenomeno che peraltro non è nuovo. Dal punto di vista delle destinazioni, non si arrestano le correnti dirette verso l'Europa centrale, mentre si incrementano le partenze verso l'Italia settentrionale e, di qui, verso l'Europa occidentale. L'emigrazione temporanea prevale ancora su quella "propria", ma si registrano i primi contingenti di partenze transoceaniche. Nel 1869 sono concessi nella Provincia di Udine 15.900 passaporti per l'estero, nel 1876 17.871. Secondo le stime del Cosattini, a queste cifre vanno aggiunti circa 5.000 emigranti verso l'interno. Fino al 1880 1e partenze rimangono pressoché costanti.