Regione Autonoma Friuli Venezia Giulia
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Tra le due guerre

La prima guerra mondiale comporta dapprima un brusco arresto, ed in seguito un profondo cambiamento nei flussi migratori, che in termini numerici negli anni postbellici rimangono più contenuti rispetto all'anteguerra. Pur ridotta numericamente, l'emigrazione non viene mai meno. Calano i flussi diretti verso i Paesi europei, ed assume maggior rilievo percentuale l'emigrazione definitiva verso l'America. I Governi europei ed americani cominciano ad assumere iniziative di regolamentazione e di contingentamento dell'immigrazione, ed il fenomeno migratorio a perdere le sue caratteristiche di spontaneità. Le restrizioni alla concessione dei passaporti e la crisi economica mondiale del 1929 contribuiscono in seguito a ridurre le partenze. Nel primo dopoguerra movimenti migratori cospicui interessano anche la Venezia Giulia e Trieste, in relazione con l'annessione all'Italia e con i mutamenti politici ed economici conseguenti.

Famiglia di coloni friulani a Colonia Caroya (RA), 1920-23
Ignoto fotografo, Famiglia di coloni friulani a Colonia Caroya (RA), 1920-23, collezione privata.

Negli anni Trenta gli espatri si aggirarono in media sulle 3.000 unità. Pur con un andamento alterno, l'emigrazione subisce un rallentamento anche nei movimenti verso l'interno. Da segnalare in questo periodo i trasferimenti di famiglie nelle colonie africane e la ripresa di espatri verso i paesi germanici, favoriti dall'alleanza italo-tedesca. Molti lavoratori friulani sono assorbiti dalle grandi opere promosse dal regime: centinaia di famiglie, provenienti in prevalenza dalla Bassa friulana e dalla pianura pordenonese, si trasferiscono nell'Agro Pontino, dove parteciparono all'appoderamento delle aree bonificate e alla costruzione delle nuove città.

di Valvasone (Pn) a Martínes (RA), 1927
Ignoto fotografo, Fornaciai di Valvasone (Pn) a Martínes (RA), 1927, da MAURO SABBADINI,
La Nonna dei Fogolars Furlans pal Mont 75 anniversario 1927-2002, Buenos Aires, Società Friulana di Buenos Aires, 2004, p.17.

Nel periodo interbellico vengono in evidenza tuttavia le conseguenze della forte emigrazione dei decenni precedenti: la senilizzazione e la femminilizzazione della popolazione, lo spopolamento montano. Inoltre, il calo del flusso di rimesse degli emigranti contribuisce all'impoverimento delle aree svantaggiate della regione.