Regione Autonoma Friuli Venezia Giulia
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1970-2005: la politica regionale per l'emigrazione

Tra le prime in Italia, la Regione Friuli Venezia Giulia sin dai primi anni Settanta assume iniziative legislative ed un impegno nei confronti dei propri emigrati costantemente mantenuto anche in seguito. Nel 1969 si tiene la prima Conferenza regionale dell'emigrazione, seguita dall'adozione di due leggi regionali nel 1970 e nel 1976.

13.	Un'immagine del terremoto, maggio 1976

II timore che il terremoto del 1976 provochi una ripresa dell'emigrazione dalle aree colpite risulta infondato, ed anzi ben presto ci si rende conto che si è verificato un cambiamento che segna la fine del fenomeno "storico" dell''emigrazione: l'onda migratoria si è arrestata.

La Regione prende tempestivo atto dei mutamenti ed adegua i propri strumenti di intervento. Nel 1979 è convocata la seconda Conferenza regionale dell'emigrazione, e nel 1980 la Regione promuove un'importante ricerca di prima mano sui rimpatriati nel decennio precedente, basata sui dati delle 11.000 famiglie (circa 27.000 persone) alle quali è stato erogata l'indennità di prima sistemazione prevista dalla legge regionale del 1970, nonché su 1.500 ampie interviste effettuate su un campione di rimpatriati distribuito in tutta la regione. Ne risulta un quadro che modifica notevolmente l'immagine tradizionale dell'emigrato e del contesto socioeconomico in cui è inserito.

Sì tratta in prevalenza di persone in età attiva, in molti casi con un buon livello scolastico e professionale, il cui rimpatrio è stato generalmente programmato, e che spesso trovano nell'area di origine un positivo ed adeguato inserimento lavorativo. Nel contempo l'indagine (Mercato del lavoro e movimenti migratori in Friuli-Venezia Giulia, Udine, 1982) mette in luce una serie di aspetti problematici presentati dal reinserimento nel contesto regionale dei nuclei familiari emigrati (aspetti sociali, abitativi, legati alla scolarità dei figli, alle donne, ai pensionati).

Sempre nel 1980 è approvata la "Riforma degli interventi regionali in materia di emigrazione", la legge regionale n. 51, che rappresenta una svolta importante ed un esempio seguito poi anche da altre Regioni. Alla precedente impostazione assistenziale viene sostituita l'individuazione di due obiettivi molto precisi: da una parte il sostegno sociale ed economico volto al reinserimento di coloro che rientrano in patria, dall'altra il mantenimento dei legami culturali can gli emigrati all'estero, nei Paesi di accoglimento. Lo strumento è rappresentato da un "pacchetto" di progetti specifici (casa, scuola, lavoro per i primi, iniziative informative, culturali, sostegno all'associazionismo per i secondi) da aggiornare ed adeguare continuamente, attraverso una programmazione annuale. Questa legge, applicata per oltre due decenni, fino a tutto l'anno 2002, si è rivelata lungimirante ed ha dato notevoli risultati.

Nel 2002 è infine approvata la legge regionale n. 7, "Nuove norme in materia di corregionali all'estero e di rimpatriati", entrata in vigore il 1° gennaio 2003, che innova gli interventi regionali e nello stesso tempo conferma l'impegno in questo settore, ampliando in particolare la visione dei corregionali all'estero, che da semplici destinatari di interventi informativi e culturali divengono anche protagonisti della promozione della regione nei paesi in cui vivono.

La nuova legge riconosce così l'avvenuta stabilizzazione delle comunità dei corregionali nei paesi di residenza, e si prefigge di valorizzare il ruolo di tramite che esse possono svolgere tra i loro paesi e la terra d'origine.

Le dinamiche di flusso, come risultano dai dati delle iscrizioni e dalle cancellazioni anagrafiche da e per l'estero presso i Comuni della regione, negli ultimi tre decenni si sono infatti ridotte quantitativamente. Permane un fenomeno di rientri legati all'emigrazione del passato, soggetto ad un andamento piuttosto costante, anche se a tratti influenzato da fattori esterni, quali situazioni di crisi economica nei Paesi di destinazione. Questi rientri, volontari o forzati, non si sono mai esauriti e continuano tuttora al ritmo di alcune migliaia all'anno (TABELLA 2), alimentati dalle dimensioni delle comunità di corregionali in varie aree europee ed extraeuropee.

Essi rappresentano una componente attiva del saldo complessivo della popolazione, del quale contribuiscono ad attenuare i valori negativi. Se generalmente appaiono ben "assorbiti" dalla società regionale, non si deve tuttavia incorrere nell'errore di considerare insignificante il problema del reinserimento dei rimpatriati, che presenta sempre una serie di risvolti sociali ed economici che necessitano di specifici interventi (un esempio per tutti: i corsi di sostegno per i figli dei rimpatriati, unico strumento di intervento concreto verso il disagio scolastico di chi proviene dall'estero).

Il flusso dei rimpatri appare dunque attualmente caratterizzato da una certa stabilità, e rappresenta per la regione un fenomeno positivo dal punto di vista demografico. Tuttavia non si deve sottovalutare la possibilità che situazioni di crisi economica e sociale nei paesi esteri inducano nuovi flussi di rimpatri "forzati", indotti cioè dalla perdita del posto di lavoro o da necessità economiche.

Nel 2002 la grave crisi che ha colpito l'Argentina ha infatti prodotto in quel paese un improvviso incremento delle richieste di riacquisto della cittadinanza italiana da parte dei discendenti degli emigrati italiani. Nello stesso periodo in Friuli Venezia Giulia si è registrato un considerevole aumento delle domande di assistenza economica e di sostegno scolastico da parte di singole persone o di famiglie rimpatriate dall'Argentina in condizioni di disagio e di difficoltà. E' quindi necessario che la Regione disponga in ogni momento di strumenti di intervento atti a fronteggiare, con la collaborazione dei Comuni, anche possibili situazioni di emergenza.