Regione Autonoma Friuli Venezia Giulia
Regione Autonoma Friuli Venezia Giulia
Regione Autonoma Friuli Venezia Giulia

Un mutamento storico: 1968, l'inversione del saldo migratorio

A partire dalla fine degli anni Sessanta si verifica un mutamento "storico" nelle vicende dell'emigrazione regionale, l'inversione di tendenza. Dal 1968 il saldo migratorio diviene attivo: i rimpatri superano gli espatri, e l'emigrazione si trasforma in un fattore di crescita della popolazione

Si registra l'esaurimento dell'emigrazione tradizionale, il cui flusso in uscita subisce una flessione, mentre si mantiene relativamente costante un contingente di rientri che in termini assoluti supera il numero dei partenti. Dagli anni Settanta in poi questo fenomeno si è mantenuto costante, e non si sono più verificati episodi di ripresa dell'emigrazione, neppure in coincidenza con eventi, quali il terremoto del 1976, che hanno fatto temere l'avvio di nuovi fenomeni di esodo.

L'inversione di segno del saldo migratorio precede di poco nella nostra Regione l'analogo fenomeno a livello nazionale, ed è posta in relazione con il "decollo" dello sviluppo economico e della produzione industriate dell'area regionale, il cui contesto socioeconomico e il cui mercato del lavoro subiscono in quei decenni profonde trasformazioni.

Prima seduta del Consiglio Regionale, Trieste 26 maggio 1964

Fino a tutti gli anni Sessanta, tuttavia, l'emigrazione è ancora percepita dalla società regionale come un grave e doloroso problema sociale, umano ed economico, come un fattore di impoverimento delle risorse umane e di alterazione della distribuzione e della composizione demografica. Al momento dell'istituzione della Regione Friuli Venezia Giulia, il primo Programma regionale di sviluppo economico e sociali (1964), include tra gli obiettivi la rimozione delle cause dell'emigrazione e la sua conseguente eliminazione.